La nascita di un logo, soprattutto per chi lavora con le parole, è un piccolo incantesimo.
Può accadere in mille modi straordinari, persino casuali. A volte basta un’intuizione, altre volte un incontro fortunato.
“Abracadabra” è una parola magica di origine incerta con il potere di guarire o proteggere. La sua etimologia è molto dibattuta, alcune teorie suggeriscono derivazioni dall’ebraico, dall’aramaico o dal greco antico. Viene considerata una formula magica che, pronunciata o scritta, si crede possa influenzare la realtà, in particolare per scopi curativi o protettivi. Alcune interpretazioni suggeriscono che “abracadabra” significhi “io creo mentre parlo” o “quel che dico accade” evidenziando il potere creativo del linguaggio nella magia.
Essendo una copy io questa magia la sento, la vivo ogni volta che una parola prende forma, ogni volta che scrivere significa creare. Come una formula sussurrata che accende il senso perché ogni testo ben scritto è un piccolo incantesimo che cambia le cose. È quell’alchimia che si manifesta quando una frase ti rappresenta, quando le parole si sistemano nel piatto giusto e raccontano chi sei. E in quel momento, quel che dici accade davvero.
L’urgenza della parola che prende forma e si anima è, per chi scrive, una cosa normale.
Ma l’eccezionale è quel momento in cui vedi il tuo logo per la prima volta e senti che è lui. Lo riconosci. È sempre stato lì, solo che aspettava di essere visto.
Diventa un vessillo, un segno che racconta chi sei prima ancora che tu dica una parola.
Ti rappresenta, ti somiglia.
E questa somiglianza ti fa sentire a casa.
Abracarota è il mio modo per dire che la scrittura può anche essere croccante, colorata e piena di personalità. E proprio per questo essere una copywriter e avere un logo che racconta e decora non è solo un dettaglio: è il massimo.
È come un antipasto che anticipa tutto il gusto che verrà.
Parlando di gusto pensavo che una robetta sfiziosa poteva essere quella di raccontare con dovizia di particolari la storia della carota tramite auto-intervista con un ritmato domanda/risposta.
D. “Perché nel tuo logo c’è una carota?”
R. “Nel mio logo c’è una penna-carota.”
Correggo subito quando mi viene rivolta questa domanda.
Dirai tu “Ok, la penna perché offri servizi di scrittura e produzione contenuti ma cosa c’entra la carota?”
Ci tengo a precisare questa storia della carota perché è fondante e rappresentativa. Ogni volta mi piace raccontarla, anche ora che la sto scrivendo qui mi dà gusto perché è legata ad un bellissimo ricordo.
Prenditi qualche minuto, dai che te la racconto bene bene questa storiella!
1a parte – Anno Domini 2006
Nel lontano 2006 conosco a Dublino la mia amica Anna da quel di Como. Ci siamo incontrate durante una vacanza studio. Uscite dalla classroom la prima volta che ci siamo parlate lei mi chiese “Sai dov’è l’ufficio postale più vicino?”
Le risposi: “Sì, è proprio due vie dietro la scuola. Guarda fa comodo anche a me andarci…se vuoi facciamo un salto adesso insieme. Ti accompagno che passiamo davanti ad un posto dove sfornano dei muffin noce&banana da svenimento così facciamo pure merenda”. Anna mi guarda con un lampo negli occhi e mormora tra sé e sé, leccandosi i baffi, “muuuffin appena sfornati!” Ecco, è così che fu subito amicizia!
2a parte – Anno Domini 2007
Mentre ci scofanavamo con gioiosa avidità 2 muffin a testa le dissi che quelle focaccine mi piacciono perché la banana rende l’impasto dolce e spugnoso come quello della torta alla carota che faccio io. Intanto mi bullai anche un po’ di quanto fosse buona e versatile la mia versione della torta alla carota.
Anna allora disse: “allora un giorno me ne fai una tutta per me”, “Macccerto!” le risposi.
Tempo dopo, tornate in Italia, Anna mi venne a trovare. Mantenni la promessa e le preparai la torta alla carota. Era il 2007, agosto. Mentre io e Anna mangiavamo a 4 palmenti la mia torta alla carota passeggiando sul lungomare mi disse: “Sai che in origine le carote erano viola?! Poi nel 1500, mi pare gli olandesi, le hanno fatte diventare arancioni.”
Ho spesso mangiato e utilizzato le diverse varietà di carote ma non sapevo che in origine ci fossero solo quelle viola e non anche quelle arancioni. Mi rimase impressa questa cosa, un po’ come l’iconografia di Babbo Natale che in origine era vestito di verde e poi, per i fini commerciali di una nota bibita frizzante, è diventato rosso.
3a parte – Anno Domini 2013
Ottobre 2013 apro la partita iva, entro nel magico mondo dei freelancer. Caspita, ho assolutamente bisogno di un logo per il mio biglietto da visita. Anna, oltre ad essere un’ottima amica e compagna di merende, si occupa di grafica dunque le commissiono questo lavoro.
Me la immagino con tenerezza Anna con la sua testa piena di geniali idee, e di capelli rossi e ricci, che è lì a pensare allo sviluppo del concept: seduta sulla sdraio del balcone guarda la Svizzera e fa voli pindarici mentre beve cioccolata calda.
Tra le 3 proposte eccola là la carotina, o meglio la penna-carota, con le sue foglioline verdi connesse alla Rete.
Non ho avuto dubbi sulla scelta, ovviamente. Anche perché mi risuonarono subito le parole di Ylenia, ex collega e amica, anche lei grafica. Mentre lavoravamo in agenzia un giorno disse: “Immagino una tua business card con un animaletto o un qualcosa da mangiare”.
4a parte – Anno Domini 2024
La mia scrittura commestibile, il copywriting empatico che pulsa dei colori della natura sente il bisogno di uscire alla luce del sole. Avviene così che alla carota viene aggiunto il segno di un morso goloso. A realizzare questo restyling mi aiuta Doris un’altra amica grafica, una collega particolarmente in sintonia con vari livelli del mio sistema di pensiero.
Per concludere…
R: “Nel mio logo c’è una penna-carota perché la carota
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è una radice, e le radici sono Vita.
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è un ortaggio possibilista. Puoi preparaci sia ricette dolci che salate.
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ha un bellissimo colore arancio, una cromia solare che adoro, abbiamo bisogno di luce.
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fa bene agli occhi, alla pelle e al cuore. Osservare, sperimentare e amare tutto, persone e cose.
Ci sarebbero mille altre motivazioni e implicazioni filosofiche per cui la carota “calza” ma direi che queste sono le prime cose che mi vengono in mente e, probabilmente, le più importanti.
Il cibo è una metafora. La carota è cibo, nutrimento e i contenuti vanno nutriti e cucinati ad hoc per essere graditi. Non bisogna dimenticare che prima di cucinare è importante fare la spesa con ingredienti di prima qualità. Anche i contenuti hanno bisogno di una scelta e di una ricerca di ingredienti di prima qualità.
Insomma questo simbolo della penna-carota-digitale quando mi è stato suggerito mi ha subito folgorata, successivamente ho capito il perché.
Ultimo aneddoto random
Un giorno la figlia di un cliente, una bimba di 2 anni, prese in mano il mio bigliettino e, vedendo la carota, disse “Gnammy!”.
“Esatto, tesoro, la scrittura è gustosa e prelibata, hai detto proprio bene: gnam-gnam!” le ho risposto.
Dopo il feedback della bimba, foriera di autenticità e saggezza, ho apposto il timbro -approved- al mio logo…così carota fu!
Intanto continua a seguimi che prima o poi troverò il modo di condividerti la ricetta della torta alla carota in questo blog.
Grazie per aver viaggiato un po’ con me nel passato.

